Horner, l'uomo dietro la corazza: «Improvvisamente perdi tutto»
13/10/2026 07:55:00 Tempo di lettura: 5 minuti

C'è un Christian Horner che tutti conosciamo: arrogante, provocatorio, determinato e spietato. E poi c'è un Horner che in pochi conoscono, un uomo molto diverso da quello che per vent'anni abbiamo visto nel paddock e di cui abbiamo scoperto qualcosa soltanto adesso, grazie ad alcune informazioni sfuggite al suo rigido controllo e a una lunga intervista rilasciata a The Guardian in occasione dell'uscita della sua autobiografia.

Il licenziamento dalla Red Bull, arrivato nel luglio 2025 dopo vent'anni alla guida della squadra, ha lasciato ferite ben più profonde di quanto Christian Horner avesse lasciato intendere. Nella sua lunga intervista, l'ex team principal ha raccontato le conseguenze personali di un allontanamento improvviso, arrivato in uno dei momenti più difficili della sua vita, rivelando anche nuovi dettagli sulle tensioni interne alla squadra.

«È stato particolarmente brutale e triste finire in quel modo. Non credo di aver davvero elaborato quanto successo fino a un mese dopo», ha spiegato Horner, che proprio nei giorni precedenti al licenziamento aveva dovuto affrontare la morte di Beverley Allen, sua ex compagna e madre della figlia Olivia, scomparsa a causa di un tumore all'occhio.

«Avevo una bambina di undici anni che stava affrontando la perdita della madre. Niente era più importante di questo», ha ricordato, ammettendo di aver provato anche un certo sollievo nell'allontanarsi da un ambiente diventato particolarmente difficile negli ultimi due anni.

Un licenziamento senza spiegazioni

Uno degli aspetti più sorprendenti dell'intervista riguarda le circostanze dell'allontanamento. Horner sostiene infatti di non aver mai ricevuto una spiegazione precisa sulle ragioni della decisione, arrivata in un periodo difficile ma non così disastroso (la Red Bull aveva conquistato la pole position nel Gran Premio precedente e poteva anche vincere).

«Credo ci fosse la sensazione che avessi troppo controllo nelle mie mani. Ma non mi è stata realmente fornita una motivazione», ha dichiarato, sottolineando come altre squadre abbiano attraversato periodi ben peggiori senza ricorrere a decisioni altrettanto drastiche.

Secondo Horner, gli equilibri interni erano cambiati profondamente dopo la morte di Dietrich Mateschitz, fondatore della Red Bull e suo principale sostenitore. In particolare, l'ex team principal non ha nascosto la delusione nei confronti di Helmut Marko.

Horner, l''uomo dietro la corazza: «Improvvisamente perdi tutto»

«Helmut è sempre stato molto diretto, ma sono rimasto deluso dal fatto che fosse stato ospite della nostra famiglia appena due giorni prima del licenziamento, senza lasciarmi intuire minimamente quello che stava per succedere».

Più prudente, invece, sulle responsabilità della famiglia Verstappen, altro grande sospettato per il suo allontanamento. Alla domanda su un possibile coinvolgimento di Jos e Max nella sua uscita, Horner ha risposto: «No, è stata una decisione della Red Bull. Dopo la morte di Dietrich, la leadership è cambiata».

Quanto allo scandalo del 2024, legato alle accuse di comportamenti inappropriati nei confronti di una dipendente, Horner ha ribadito di essere stato scagionato da due indagini indipendenti e ha escluso che quella vicenda fosse al centro della decisione di licenziarlo.

Gli attacchi di panico e la perdita di identità

Horner ha raccontato anche di aver sofferto di attacchi di panico e stati d'ansia, inizialmente difficili da riconoscere: «Improvvisamente ti senti stordito, diventi consapevole del tuo respiro e pensi che ci sia qualcosa di strano. Credevo fosse colpa del troppo caffè, poi è successo di nuovo. Mi hanno visitato e non hanno trovato nulla di fisicamente anomalo. Mi hanno detto che probabilmente soffrivo d'ansia».

Una condizione che gli ha fatto comprendere meglio anche le difficoltà psicologiche raccontate pubblicamente dal suo storico rivale Toto Wolff.

«L'identità di molti uomini di mezza età passa attraverso il lavoro. Improvvisamente ti viene portato via tutto. Chi sei? Qual è il tuo scopo? Puoi chiuderti in te stesso oppure rialzarti».

La delusione e la gioia 

Alla sofferenza personale si è aggiunta quella professionale. Horner aveva trasformato la Red Bull da una struttura di meno di 400 dipendenti a un'organizzazione di 2.200 persone, conquistando 14 titoli mondiali. Ma soprattutto aveva fortemente voluto il progetto Red Bull Powertrains, avviato nel 2021 per costruire autonomamente una power unit.

«Avevo messo cuore e anima in quell'azienda. Ero sul punto di vedere finalmente quel motore in pista quando me ne sono andato. Ho provato una tristezza enorme».

La recente vittoria di Verstappen in Malesia, la prima della Red Bull con la propria power unit, ha riaperto quella ferita. Horner ha seguito la gara in televisione, ricevendo numerosi messaggi dagli ex collaboratori e scrivendo personalmente al quattro volte campione del mondo.

«Ero molto orgoglioso. Nessuno potrà togliermi le 124 vittorie e i 14 campionati, ma mi sono sentito privato di quel momento, della possibilità di vedere vincere quel motore».

Horner ha ricordato infine le lacrime dei dipendenti quando comunicò il proprio allontanamento: «Quel gruppo era diventato una famiglia allargata. Vedere uomini adulti piangere è stato profondamente commovente».

Oggi i rapporti con Oliver Mintzlaff, dirigente della Red Bull, sembrano essersi almeno parzialmente ricomposti. «Mi ha telefonato recentemente per ringraziarmi di tutto quello che avevo fatto per il motore», ha rivelato Horner.

Articolo modificato il 13.10.2026 alle ore 07.58

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