Horner: «Io e Wolff come Mourinho e Guardiola»
13/10/2026 22:30:00 Tempo di lettura: 3 minuti

La rivalità tra Christian Horner e Toto Wolff è stata per oltre un decennio uno degli elementi più caratteristici della Formula 1. Una contrapposizione spesso durissima, combattuta non soltanto in pista ma anche attraverso dichiarazioni, provocazioni e scontri politici. Secondo l'ex team principal Red Bull, però, alla Formula 1 manca oggi quella rivalità.

In un'intervista a The Guardian, Horner è tornato sulle parole di Wolff, secondo il quale l'ex rivale avrebbe creato troppi problemi e inimicizie per poter trovare facilmente una nuova sistemazione nel paddock.

La risposta è stata immediata: «Toto aveva anche detto che il nostro motore sarebbe stato una completa schifezza, un disastro».

Un riferimento alle perplessità espresse in passato dal numero uno Mercedes sul progetto Red Bull Powertrains, che ha invece recentemente conquistato le prime vittorie con Max Verstappen.

Horner ha poi allargato il discorso agli attuali equilibri politici della Formula 1, sostenendo che Wolff si trovi oggi in una posizione particolarmente favorevole.

«Toto adesso ha vita piuttosto facile. Zak Brown è condizionato dal fatto che utilizza il suo motore, quindi non può permettersi di creare tensioni».

Horner: «Io e Wolff come Mourinho e Guardiola»

Una rivalità feroce, fatta di provocazioni, accuse reciproche e scontri memorabili, come quel celebre «Change your fucking car!» urlato da Wolff durante una riunione dei team principal. Un confronto che ha travalicato i confini della pista, diventando uno dei principali ingredienti della narrazione, spesso esasperata e spettacolarizzata, di Drive to Survive, la serie Netflix che ha trasformato le tensioni del paddock in un vero e proprio dramma televisivo. Horner e Wolff ne sono stati per anni i protagonisti indiscussi, due antagonisti perfetti che proprio Horner ha adesso paragonato alle grandi rivalità della storia del calcio.

«Ogni sport ha bisogno di rivalità, che si tratti di Ferguson e Wenger oppure di Mourinho e Guardiola. Sono contrapposizioni che alimentano il confronto e dividono le opinioni. Io le ho utilizzate per motivare persone di talento a sfidare la Mercedes».

Un approccio anticonformista, una filosofia che, a suo giudizio, sta progressivamente cambiando anche all'interno della squadra che ha guidato per vent'anni: «La Red Bull è sempre stata una squadra ribelle, capace di spingersi oltre i limiti. Soltanto noi potevamo avere l'idea folle di costruire un motore partendo da un'azienda di bevande energetiche. Adesso è un po' diversa».

Ad Horner manca la Formula 1, o Horner manca alla Formula 1? Propendo per la seconda ipotesi, non tanto per i suoi eccessi, le provocazioni o la spettacolarizzazione di una competitività che spesso ha superato il limite, quanto per la sua genuina fame agonistica. Horner è prima di tutto un racer, un uomo di corse animato da un'ossessione autentica per la vittoria, disposto a sfidare chiunque pur di conquistare anche il più piccolo vantaggio. Un'identità che andava ben oltre il ruolo di manager e che, piaccia o meno il personaggio, ha contribuito a rendere la Formula 1 più combattiva, meno prevedibile e certamente più appassionante.

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